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Obesità - Una patologia da non sottovalutare  

 

L’obesità e il sovrappeso sono definiti dal valore di indice di massa corporea (Body Mass Index, BMI), calcolato come rapporto tra peso (kg) e altezza al quadrato (m2). Un BMI compreso tra 25 e 29.9 kg/m2 definisce il sovrappeso, mentre si parla di obesità quando il BMI è ≥30 kg/m2. Riconosciuta dalle organizzazioni scientifiche mondiali come patologia, l'obesità ha una genesi complessa e multifattoriale, influenzata da fattori fisiologici, psicologici, ambientali, socioeconomici e genetici. L’eccesso di tessuto adiposo si realizza per uno squilibrio tra introito calorico e spesa energetica, regolati da un complesso sistema di controllo, che ha conferito un vantaggio per la sopravvivenza nel corso dell’evoluzione della specie umana, ma che nella persona con obesità può essere alterato. Dunque unitamente alla diffusione di cibi ad alto contenuto di grassi e zuccheri e alla sedentarietà quotidiana, diversi meccanismi concorrono ad alterare il bilancio energetico. Tra questi un ruolo importante è attribuito al controllo dell’appetito, regolato da segnali ormonali provenienti dalla periferia, che si integrano a livello del Sistema Nervoso Centrale, stimolando oppure inibendo le sensazioni di sazietà, pienezza di stomaco e fame.

L’obesità è responsabile di un enorme impatto clinico, dovuto principalmente all’aumentato rischio di diabete, malattie cardiovascolari, alcune forme di tumore (esofageo, al colon, endometriale, al seno), apnea notturna, infertilità, complicanze gastrointestinali, osteoartrosi. Le sue comorbidità si associano anche a compromissione della funzionalità fisica e ad alterazioni della qualità di vita correlata allo stato di salute. Complessivamente, dato anche l’aumento della sua prevalenza, l’obesità rappresenta una delle condizioni associate in misura maggiore con l’aspettativa di vita. Ad ogni 5 kg/m2 di aumento del BMI al di sopra del range di 22,5-25 kg/m2 corrisponde un aumento del 30% della mortalità. In generale, le persone con sovrappeso o obesità hanno una riduzione dell'aspettativa di vita anche fino a 10 anni. Dati dell’OMS stimano che mentre nel 1990 l’eccesso ponderale era la decima causa di perdita di anni di vita aggiustati per disabilità, nel 2010 l’obesità è salita al sesto posto a livello mondiale, al terzo nell’Europa centrale e occidentale. In questo contesto l’impatto economico dell’obesità è paragonabile a quello del tabagismo, delle guerre, degli atti di violenza e terrorismo. Lo stigma sociale, che grava sull’obesità, concorre a peggiorare la qualità di vita e la salute di chi ne è affetto.

 

L’intervento di prima linea per il trattamento dell’obesità è rappresentato dalle modifiche dello stile di vita, quindi da una dieta povera di calorie ed attività fisica. Nei casi in cui tale strategia risulti inefficace è necessario valutare altri trattamenti. Tuttavia le opzioni terapeutiche sono limitate. 

La terapia farmacologica può essere prescritta in soggetti con BMI ≥ 30 kg/m2 o con BMI ≥ 27 kg/m2 in presenza di altre comorbidità. 

La chirurgia bariatrica è indicata per persone con BMI ≥40 kg/m2 o ≥35 kg/m2  con comorbidità.